da torino (macerie)
2 marzo.
None (TO). Dopo un ora di assemblea gli operai della Indesit escono dai
cancelli e bloccano i camion in uscita dalla fabbrica. Mentre un
centinaio presidiano la statale, altri gruppi si organizzano per
bloccare rotonde e incroci più distanti, riuscendo a paralizzare per
due ore la circolazione intorno al paese. [leggi]
Intanto arriva la notizia
che nelle Marche, contro le politiche dell’azienda e in solidarietà con gli operai di None, altri operai
del gruppo Merloni scioperano e bloccano l’accesso dei camion allo stabilimento di Marischio di Fabriano, mentre alla fabbrica di Albacina gli operai in sciopero bloccano a singhiozzo la statale. Nel frattempo una cinquantina di operai occupano l’INPS contro i ritardi nell’erogazione della cassa integrazione.
Allo stabilimento di Villa Pera di Ascoli agli inizi di Febbraio è cominciata la cassaintegrazione per i 665 dipendenti, secondo i tempi e le modalità dell’azienda, con il consenso dei sindacati nonostante in fabbrica circolino pesanti le voci sulle volontà dell’azienda per gli stabilmenti europei.
5 marzo – Torino, ci sono stati momenti di tensione davanti
all’Unione Industriale in occasione dell’incontro fra Indesit e
sindacati. I lavoratori dello stabilimento di None, di cui l’azienda ha
confermato la chiusura, hanno cercato di entrare in sede ed è
intervenuta la polizia. «Comportamenti come quelli dell’Indesit –
afferma il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo –
rischiano di esasperare gli animi, compromettendo la coesione sociale.
Non si possono in questa crisi chiudere le imprese scaricando i costi
solo sui lavoratori e magari aprire un altro impianto in Europa». Dario
Basso, della segreteria nazionale della Uilm, ha poi dichiarato a
Radiocor: «Ci hanno confermato ufficialmente la chiusura dello
stabilimento di None e abbiamo deciso di organizzare una manifestazione
il 20 marzo a Torino con uno sciopero di otto ore che coinvolga tutte
le fabbriche Indesit».